Made in ChinaBenvenuti! Benvenuti nel mondo dorato della produzione a basso costo dove le grosse aziende sguazzano che è una meraviglia. Esatto, benvenuti in Cina! La dove le fabbriche con migliaia di operai che guadagnano 20 o 30 centesimi di euro l’ora e si spaccano la schiena per 13 ore al giorno, per sette giorni la settimana, con una domenica di pausa ogni mese e senza vacanze di nessun genere. Qui dove molti operai che cuciono i nostri vestiti, le nostre scarpe o che fabbricano i nostri oggetti di largo consumo non hanno neanche 15 anni e lavorano in fabbrica perchè quella è l’aspettativa di vita migliore che possono avere! Vi piace? No? Allora fermi tutti..un attimo.
Giochi contraffatti
Scoppia il caso dei giocattoli Mattel e tutti saltano in piedi sdegnati e urlano allo scandalo perchè i nostri bambini italiani giocano con aggeggini che forse potrebbero fargli del male! Accidenti, bel problema! Ma scusate non per fare l’arrogante…ma un manager di una fabbrica cinese che paga i suoi lavoratori meno di una coca-cola in lattina, che rappresenta nello stesso momento sia il datore di lavoro sia il sindacato (in Cina funziona così), che non concede neanche il pagamento del periodo di malattia se uno dei suoi operai si è ferito con una macchina in azienda, che interesse avrebbe a denunciare che i prodotti che sta producendo su licenza di un colosso occidentale non sono a norma o potrebbero essere pericolosi?

Impero di CindiaAlle volte bisogna vedere il problema nella sua complessità e non analizzarlo solo nel suo aspetto più ovvio. E non sto parlando della Mattel nello specifico ma di moltissime aziende che ormai producono regolarmento nella terra del dregone. Condizioni di mercato e opportunità e naturalmente soldi a palate. Credo che per verificare veramente come stanno le cose bisogna conoscerle e vederele magari con i propri occhi. Intanto, per coloro che hanno comprato un gioco Mattel per propri figli o per i curiosi, consiglio la lettura del libro di Federico Rampini, “L’impero di Cindia”, un bello sguardo sul colosso asiatico che ci sta ingoiando e sul suo “fratello minore” (se così si può dire) l’India.